Lucy Maud Montgomery, scrittrice nata nel 1874 a Prince Edward Island, era una donna bella e sognatrice, un’insegnante con la passione per la scrittura, orfana di madre come la sua eroina più famosa, la sorridente “Anna dai capelli rossi”. Le sue origini sono evidenti nella sua produzione, in cui il Canada ispira ambientazioni e paesaggi, una produzione che raccoglie venti romanzi, cinquecento racconti e varie poesie. Conosciamo meglio Lucy, allora. 

Lucy: bambina sola e studentessa brillante

La mamma di Lucy morì quando lei era una bambina di due anni. Allevata severamente dai nonni materni a Cavedish, pur godendo della frequentazione di alcuni cugini e zii che vivevano vicino alla loro casa, si sentiva anche molto sola e affrontava la sua vita rifugiandosi in un mondo di amici immaginari. Iniziò gli studi in una scuola locale e li proseguì a Prince Albert. Qui si trasferì, andando a vivere con il padre e la matrigna. Tornò a Cavedish nel 1891 e tre anni dopo si laureò con lode al Prince of Wales College, dove le riconobbero il titolo di insegnante, professione che non la appassionava eccessivamente ma che le consentiva di vivere.

Il successo letterario: “Anna dai capelli rossi”

Il nonno morì nel 1898 e Lucy tornò a Cavedish per occuparsi della nonna per i successivi tredici anni. In quel periodo contava su delle entrate economiche che le venivano dalla pubblicazione di alcune sue poesie su varie riviste. Ma il vero successo arrivò nel 1905, quando scrisse la sua opera probabilmente più famosa, “Anna dai capelli rossi”.

Come spesso accade nelle storie di successo, il primo feedback del mondo dell’editoria non fu positivo. Il romanzo rimase per due anni in una cappelliera, poi, nel 1908, venne pubblicata la prima edizione per la Page Company of Boston. L’opera divenne un bestseller e aprì alla Montgomery una brillante carriera. Nel progetto dell’autrice, era destinata a lettori di ogni età, seppure sia sostanzialmente diventata una pietra miliare della letteratura per ragazzi. Lucy si fece ispirare da un biglietto che lei stessa aveva scritto anni prima. Qui parlava della storia di una coppia e della bimba orfana che era stata ad essa affidata per errore. I suoi nuovi genitori, infatti, volevano un maschio ma decisero di tenerla. La scrittrice introdusse nella vicenda anche elementi biografici della sua infanzia nella zona rurale di Prince Edward Island. Per il personaggio di Anne Shirley si ispirò a una fotografia di Evelyn Nesbit, attrice e modella statunitense.

Il romanzo non fu solo un successo di pubblico ma ha ispirato numerose opere derivate, come i due film cinematografici “Fata di bambole” del 1919, probabilmente perduto, e “La figlia di nessuno” del 1934, diversi adattamenti televisivi tra cui il celebre anime di Isao Takahata, un successo degli anni ’70 e ’80 del Novecento, e la serie “Chiamatemi Anna” (approdata su Netflix e CBC Television nel 2017), oltre a un fumetto manga del 1998 di Yumiko Igarashi.

Lucy Maud Montgomery: madre e moglie

Lucy era una bella ragazza, ebbe vari spasimanti in gioventù fino a quando sposò Ewan, vivevano nell’Ontario e da lui ebbe tre figli, uno dei quali morì poco dopo essere nato. Ewan accettò di diventare ministro della Chiesa presbiteriana locale e si trasferirono nella villa di Leaskdale, dove Lucy si rimise a scrivere per distrarsi dal dolore della morte del figlio e per sostenere gli attacchi di malinconia di Ewan. Anna continuò ad animare le sue storie fino al 1920: Lucy scrisse sul suo diario di essere stanca del personaggio. L’ultimo libro su di lei fu “La valle dell’arcobaleno” del 1919. La Montgomery morì nell’aprile del 1942 a Toronto, per una trombosi coronarica sebbene anni dopo fu avanzata l’ipotesi del suicidio.

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