Pittore, scultore e designer italiano, Fortunato Depero è stato uno dei firmatari del manifesto dell’aeropittura e un rappresentante del movimento denominato Secondo Futurismo.

Storia di Fortunato Depero

Originario della Val di Non, l’artista si sposta a Rovereto dove frequenta l’istituto d’arte Scuola Reale Elisabettina. Successivamente, lavora a Torino come decoratore all’Esposizione internazionale del 1910 e, tornato a Rovereto, nella bottega di un marmista in cui si occupa di lapidi funebri. È forse da questo momento che Depero inizia a nutrire un interesse per l’arte della scultura.

Successivamente, nel 1913 incontra alla mostra di Umberto Boccioni a Roma i grandi protagonisti del Futurismo italiano: Boccioni in primis, ma anche Giacomo Balla e Filippo Tommaso Marinetti, l’iniziatore del movimento artistico. Dopo una breve tappa in Trentino, allo scoppio della prima guerra mondiale si trasferisce nella capitale e diventa allievo di Balla. Così Depero viene consacrato al futurismo e con il suo maestro scrive il manifesto “Ricostruzione futurista dell’universo”, una proclamazione degli astrattisti della corrente.

Dopo la guerra cura le sue prime mostre e si dedica anche all’esperienza teatrale. Gli anni Trenta sono, invece, quelli americani che presto lasciano lo spazio al ritorno romano durante gli anni del Fascismo. Proprio a questo periodo è da riferirsi l’avvio dell’aeropittura dell’artista. Conducendo gli ultimi anni di vita tra mostre come la Biennale di Venezia e pubblicazioni, Depero muore nel suo paese natio nel 1960.

Le opere di Fortunato Depero

Dedito in particolare alle arti plastiche, Depero dà avvio alla sua attività artistica presentandosi come scultore. Con l’adesione al Futurismo si avvicina, poi, alla pittura. Vicino alla concezione del suo maestro Balla, egli persegue la costruzione della forma come ideale oggetto delle sue opere. Una ricerca propria del Futurismo ma allo stesso tempo da lui stesso superata: non a caso gli si deve la definizione di “pittore del secondo Futurismo”.

Tecniche principali di Depero sono, infatti, quella degli schizzi realizzati con materiali poveri (fili metallici, vetri, cartoni, carte veline) che si espandono dalla scultura alla pittura. Tra le sue opere, la “Costruzione di donna con fiore giallo”, “Al teatro dei piccoli”, “Grammofono”, “Il bevitore”, “Pupazzo Campari”, “Balilla”, “Vanity Fair, progetto per copertina”, “New York e le dolomiti dei bevitori”, “Carte da gioco”, “Freccia Indiana”, “Liquore Strega”, e tante altre.

Curiosità su Fortunato Depero

L’artista non è stato solo un pittore e uno scultore. Egli, infatti, ha anche lavorato come art director della Campari. Etichetta, quella di art director, certamente affidatagli postuma perché inesistente ai tempi della sua attività lavorativa.

Depero aveva, infatti, iniziato a lavorare anche in campo pubblicitario, realizzando locandine per mostre, manifesti e réclame per aziende. In particolare, a inizio anni Venti l’artista conosce Davide Campari. Inizia, quindi, a studiare loghi e manifesti colorati e ben riconoscibili al fine di attirare l’attenzione dei consumatori.

Da citare è il lavoro che Depero realizzò nel 1932: trattasi della bottiglietta del Campari Soda a forma di calice rovesciato nota ancora oggi come icona di marketing e del brand.

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