La metrica, grazie alla sua musicalità, serve per caratterizzare un verso rendendo in questo modo la poesia diversa dalla prosa, di per se la metrica non ha delle vere e proprie regole ma si parla piuttosto di semplici leggi naturali che non sono nemmeno difficili da memorizzare e da imparare. Alla base della Metrica italiana troviamo gli accenti, che soprattutto quelli principali se fatti cadere nel punto giusto riescono a dare al verso un bel suono, rendendolo armonioso in modo tale da fissarsi molto più facilmente nella memoria del lettore.

Diversamente, ovvero se l’accento viene fatto cadere nel punto sbagliato, il suono del verso risulterà dissonante oppure sarà completamente mancante, rendendo il verso come una semplice frase messa in prosa. Ma cosa sono i versi nella metrica italiana? Scopriamolo insieme in questo articolo.

Il verso nella metrica italiana

Nella metrica italiana il verso rappresenta la principale unità ritmica della poesia e questo significa che il ritmo viene determinato dalla lunghezza del verso stesso, che risulterà veloce per quanto riguarda i versi lunghi e lento per quelli brevi. Oltre alla capacità di porre gli accenti nei punti giusti il verso si distingue e viene composto dal numero delle sillabe, che nella lingua italiana sono dieci tipi di sillabe divise in cinque parisillabi dove l’accento cade sulla seconda, quarta, sesta e decima sillaba e da cinque imparisillabi dove l’accento cada sulla terza, quinta, settima e nona sillaba.

Inoltre il suono armonioso prodotto dalla lettura di ogni verso è scandito dal ritmo degli accenti più forti che sono denominati accenti ritmici, in altre parole questo significa che la tipologia del verso viene determinata principalmente dal modo in cui gli accenti forti sono posizionati più che dalla lunghezza della sillaba.

I versi e dove si posizionano gli accenti ritmici

Nella metrica della lingua italiana la composizione in versi sono composi dal monosillabo, dal bisillabo chiamato anche bisillabico o binario, dove l’accento ritmico va posto sulla prima sillaba del verso, dal trisillabo conosciuto anche con il nome di trisillabico ternario, dove l’accento va posto sulla seconda sillaba del verso, dal quartenario denominato anche quadrissilabico o quadrisillabo, dove l’accento va posto sulla prima oppure sulla terza sillaba del verso. Poi dal quinario chiamato anche pentassillabo, dove l’accento va posto sulla prima oppure sulla terza sillaba del verso, dal senario dove l’accento va posto o sulla seconda che sulla quinta sillaba, questo particolare modo di accentuare viene chiamato anfibriatico, oppure sulle sillabe del verso che hanno un numero dispari, questo modo di accentuare invece è chiamato trocaico.

Gli altri versi sono: il settenario, dove il primo accento ritmico è definito mobile e può essere posto indifferentemente su una delle prime quattro sillabe, invece il secondo accento è definito fisso è va posto sulla sesta sillaba del verso, l’ottanario dove l’accento va posto sia sulla terza e sulla settima sillaba del verso, il novenario chiamato anche enneasillabo, dove al posto di due accenti ritmici ne vengono utilizzati tre e questo avviene perchè il verso è più lungo e gli accenti vanno posti sulla seconda, sulla quinta e sull’ottava sillaba, il decasillabo dove gli accento vanno posti sulla sulla terza, sulla sesta e sulla nona sillaba, infine l’endecasillabo dove obbligatoriamente un accento va posto sulla decima sillaba del verso, mentre gli altri due, denominati fondamentali, mobili e vincolanti, vanno posti sulla quarta oppure sulla sesta sillaba del verso.

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