Paolo Gentiloni è presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana dal 12 dicembre 2016, ed è un politico di lungo corso.

Le origini

Gentiloni nasce il 22 novembre 1954 a Roma, e discende dalla famiglia dei conti Gentiloni Silveri, nobili delle Marche, imparentati con Vincenzo Ottorino Gentiloni, eponimo del Patto Gentiloni.

Nell’infanzia, questo politico ha ricevuto un’educazione cattolica, presso un istituto montessoriano, e sembra che abbia fatto il catechista con una delle figlie di Aldo Moro, Agnese. Dopo il liceo, entra all’Università La Sapienza di Roma, dove si laurea in Scienze Politiche. Nel 1990 divenne giornalista, e conosce, oltre alla lingua inglese, il francese ed il tedesco.

La carriera politica

La formazione politica di Gentilone inizio dopo che entrò in contatto con il Movimento Studentesco di Mario Capanna, ed entra nella sinistra extraparlamentare.

Dal 1984 al 1993 dirige La Nuova Ecologia, una rivista pubblicata da Legambiente, fino a che non si lega a Francesco Rutelli che, una volta diventato sindaco di Roma nel 1993, ne fa il suo portavoce.

Nel 2001 si candida alle elezioni politiche, nelle liste di Democrazia è Libertà – La Margherita, di cui è uno dei fondatori. Diventa membro della nona commissione, che si occupa dei trasporti, delle poste e delle telecomunicazioni, e dal 2005 al 2006 presiede la commissione di vigilanza Rai.

Dal 2006 al 2008, ricopre il ruolo di Ministro delle comunicazioni, sotto il governo Prodi, e nel 2013 si ricandida come deputato del PD.

Nel 2014 diventa Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, carica che ricopre fino al 2016, quando diventa Presidente del Consiglio dei ministri.

Come Ministro degli affari esteri, è stato lui a prendere contatto con Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, i due sottufficiali italiani della Marina coinvolti nella crisi diplomatica tra l’Italia e l’India dal 2012, e nel febbraio 2015 è lui ad annunciare che l’Italia combatterà contro lo stato Islamico in Libia, se sarà strettamente necessario.

Tra le questioni che si è ritrovato ad affrontare negli ultimi anni, vi è anche la crisi diplomatica tra l’Italia e l’Egitto, in seguito alla morte del ricercatore Giulio Regeni.

Sull’Unità, il giornalista Carmine Fotia ha scritto: “Di lui si potrà dire che è un po’ grigio, forse un po’ troppo low-profile, che il suo eloquio (fin dagli anni ’70 a dire il vero) non è proprio trascinante. Che non ha mai avuto una forte base di consenso personale. Quel che non si può dire è che nelle sue scelte non ci sia coerenza, avendo dedicato tutta la sua vita politica da adulto alla costruzione di un soggetto politico riformista disincagliato dalla tradizione post-comunista”.

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