Le società attive nel settore del ricambio gomme – i cosiddetti punti di generazione di pneumatici fuori uso – oggi possono trarre numerosi vantaggi dal ritiro di PFU: grazie a realtà specializzate nelle operazioni di recupero, infatti, hanno la possibilità di beneficiare di una proposta all’avanguardia, che prevede il prelievo dei pneumatici esausti, per disporne il corretto smaltimento presso gli impianti di riciclaggio.

Dalle attività di ritiro degli PFU è possibile ricavare nuove risorse, rimettendo in circolo articoli considerati come rifiuti sotto forma di nuove materie prime. Difatti, al variare delle procedure predisposte, dagli PFU è possibile recuperare sia materiali come gommaacciaio e fibre tessili, adoperabili in numerosi settori produttivi, sia nuova energia, che in genere viene utilizzata per le lavorazioni richieste all’interno di realtà come cementifici.

Chi effettua il ritiro degli PFU?

Oggi è fondamentale che le attività di ritiro di PFU vengano affidate esclusivamente ad aziende specializzate nelle operazioni di recupero e smaltimento.

Una delle realtà che costituisce un vero e proprio punto di riferimento per questo genere di interventi è, ad esempio, Valli Gestioni Ambientali, che dal 2013 si occupa della raccolta di PFU in qualità di partner autorizzato da Ecopneus.

Il servizio, destinato a gommisti, officine meccaniche, stazioni di servizio e a tutte quelle società regolarmente registrate operanti nel mercato del ricambio gomme, può essere attivato compilando il form online disponibile sul sito web ufficiale.

Naturalmente, il ritiro pfu proposto da Valli Gestioni Ambientali è da ritenersi completamente privo di oneri, a patto che le aziende richiedenti si attengano all’iter illustrato nel cosiddetto Regolamento per il prelievo di PFU.

Come avviene il ritiro di PFU: quantitativi, caratteristiche e requisiti dei siti di stoccaggio

Il Regolamento per il prelievo di PFU ha lo scopo di limitare gli episodi di conferimento irregolare che possono comportare un rallentamento nella raccolta degli pneumatici fuori uso.

Le prescrizioni prevedono il recupero dei materiali tutto l’anno senza alcuna interruzione, con tempistiche di ritiro che seguono scrupolosamente i criteri di priorità derivanti dalle date di inserimento delle richieste.

Per quanto riguarda invece le fasi di raccolta vera e propria, il regolamento dispone il ritiro di PFU che rispondano a determinati requisiti. Il primo riguarda principalmente le modalità di stoccaggio e prevede che i punti di generazione di pneumatici fuori uso posizionino gli PFU in un deposito temporaneo che, in linea con quanto previsto dalla normativa vigente, disponga di pavimentazione idonea e opportuna impermeabilizzazione.

Inoltre, il regolamento richiede che il sito prescelto per lo stoccaggio faciliti le mansioni svolte degli operatori designati alla raccolta: l’area, in particolare, deve favorire lo svolgimento delle operazioni di recupero, facendo in modo che non rappresentino un ostacolo alle classiche attività dell’azienda.

Il ritiro, infine, può avvenire secondo tre diverse modalità: con prelievo manuale, con gru a polipo o tramite l’utilizzo di cassoni scarrabili. In ogni caso, è richiesto che gli enti registrati predispongano il conferimento di PFU secondo procedure che possano facilitare le operazioni di caricamento.

Per quanto riguarda invece le caratteristiche degli PFU da prelevare, possono essere oggetto di ritiro gli pneumatici fuori uso interi – anche nel caso in cui siano danneggiati – che non risultino volontariamente frantumati.

Le operazioni di raccolta si rivolgono a tutti gli PFU derivanti da veicoli circolanti su strada (a eccezione di pneumatici duri o provenienti da biciclette e aeroplani) che non presentino cerchioni, catene o camere d’aria, e che risultino completamente puliti, quindi privi di oli, acqua e fango o sostanze di natura contaminante.

Un’ultima disposizione è quella relativa alla quantità di PFU ritirabile che, se nelle modalità di prelievo manuale prevede la raccolta di un quantitativo di pneumatici usati dipendente dal numero di abitanti del Comune di appartenenza, per quanto concerne il ritiro tramite cassone scarrabile, richiede il verificarsi di un riempimento del vano pari all’80% del volume disponibile.

I PFU così raccolti vengono successivamente divisi in base alle loro dimensioni e stoccati dalla società autorizzata, fino a quando verranno trasportati verso gli impianti designati allo smaltimento.

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