Il pane è uno degli alimenti che non può mai mancare sulle tavole degli italiani e la cui grande importanza è testimoniata dalla sua stratificata produzione regionale, che dà luogo da secoli a innumerevoli versioni, tutte estremamente gustose.

In ogni caso, dal pane di Altamura a quello di Genzano, passando per la coppia ferrarese e la michetta o rosetta, l’elemento comune da cui non si può prescindere per un prodotto di qualità è la corretta panificazione, che è caratterizzata da diverse fasi da eseguire al meglio. La stessa attenzione alla panificazione, dunque, dovrà essere posta anche quando si sceglie di realizzare il pane tra le mura domestiche.

Gli ingredienti per una panificazione ottimale

Per realizzare un pane fatto in casa che sia croccante, gustoso e ben digeribile, grande importanza avrà innanzitutto la scelta degli ingredienti: farina e lievito, dunque, dovranno essere di alta qualità per risultati ottimali.

Come scegliere la farina per il pane fatto in casa

Per individuare la farina migliore per la panificazione è importante guardare a una serie specifica di fattori, tra cui innanzitutto il tipo di lavorazione prediletto per la sua produzione. In tal senso, la farina di grano tenero biologica, ottenuta senza l’uso di diserbanti o altre sostanze chimiche, assicura senza dubbio un impasto genuino, salutare e di qualità.

Sempre per quello che riguarda il grano, è necessario tenere in considerazione che la sua classificazione cambia in merito anche al grado di raffinazione: la farina 00, infatti, è la più raffinata di tutte, mentre quella integrale mantiene tutte le sue caratteristiche nutrizionali; occorre anche prendere in considerazione la percentuale di proteine presenti, indicate con la W.

Lievito di birra o lievito madre?

Dopo aver scelto la farina migliore, occorre prestare attenzione anche al tipo di lievito da prediligere per la panificazione, optando laddove possibile per il lievito madre rispetto a quello di birra.

Esso, infatti, dà luogo a impasti che risultano più digeribili, grazie ai più lunghi tempi di preparazione, che talvolta possono richiedere anche diverse giornate. Scegliere un lievito più salutare porta dunque benefici non soltanto per quanto riguarda il gusto ma anche sul fronte del benessere.

Dalla lievitazione alla cottura: tutte le fasi della panificazione

Prima di cominciare a impastare occorre portare tutti gli ingredienti, inclusa l’acqua, a temperatura ambiente; se ciò non è possibile, l’acqua può essere scaldata fino a raggiungere circa 25 gradi centigradi.

Per l’impasto si procede aggiungendola poco alla volta ma cercando sempre di non farlo asciugare troppo, fino a raggiungere la consistenza adatta: che si stia procedendo a mano o con l’apposito macchinario, la pasta per il pane dovrà avere buone doti di elasticità e trasparenza quando la si stende, dato che questo indica che le parti glutinose si sono legate bene.

Dopo aver proceduto con l’impasto, occorre farlo riposare per il tempo necessario. Proprio al fine di consentire un processo ottimale, più la lievitazione sarà lunga, più morbido si presenterà il prodotto finale. A tale scopo, un passaggio molto importante è quello di consentire all’impasto di inglobare aria al fine di lievitare più lentamente e per più tempo, procedendo con dei piccoli tagli paralleli.

Nel procedimento l’amido muta in zucchero, che è a sua volta il nutrimento del lievito: l’anidride carbonica che si crea gonfierà l’impasto fino a farlo più che raddoppiare. Per quanto riguarda i tempi di lievitazione, per il pane generalmente sono sufficienti 12 ore.

Qualora sia necessario suddividere l’impasto in varie forme, è bene ricordare che non si dovrebbe procedere manualmente quanto piuttosto prediligendo strumenti adatti che lo taglino senza rovinare le connessioni create dal glutine.

Una volta che si ottiene la forma desiderata si può collocare il tutto in forno e lasciare cuocere nei tempi previsti per la tipologia di pane prescelta.

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