Pensione minima

Con la dicitura “pensione minima” s’intende l’integrazione riconosciuta al pensionato per il conseguimento di un importo pensionistico idoneo. Mediante il possesso di determinati requisiti, infatti, la pensione minima può essere richiesta al fine di garantire all’individuo una vita dignitosa. La pensione minima, quindi, è una misura di sostegno alla vecchiaia e viene erogata quando il pensionato matura una pensione molto bassa, considerata al di sotto della soglia di sopravvivenza.

I requisiti per la pensione minima: ecco quali sono

La pensione minima è riconosciuta dalla Legge n°638 del 1983, che ne stabilisce i termini legislativi. Il riconoscimento della pensione minima è un supporto agli individui in età pensionistica, che non hanno maturato una cifra considerata sufficiente per la sopravvivenza. L’erogazione del trattamento minimo, infatti, è supportata da precisi criteri ed è pensata al fine di riportare gli importi pensionistici ai livelli previsti dalla legge.

La pensione minima può essere richiesta tramite specifica domanda, che sarà accolta solo se il richiedente dispone dei requisiti necessari, in caso contrario la richiesta decade. Infatti, la pensione minima non è una misura erogata in modo automatico dall’Inps. Per ottenere la pensione minima è indispensabile che il richiedente:

  • Abbia raggiunto i 67 anni di età
  • Abbia raggiunto i 20 anni di contributi

La pensione minima prevede il raggiungimento di una determinata soglia, pari circa a 515,07 €. La cifra integrativa è calcolata sulla base del reddito sia del richiedente sia del coniuge. Se il richiedente non è sposato, matura il diritto a percepire la cifra totale se il suo reddito annuo non supera i 6.695,91 €, mentre ha diritto a un’integrazione parziale nel caso in cui il suo reddito superi questa cifra, ma non sia maggiore di 13.391,82 €. Nel caso in cui, il reddito preveda importi superiori, il richiedente non ha diritto alla pensione minima.

Nel caso in cui il richiedente abbia contratto matrimonio, la valutazione prevede la verifica sia del reddito personale (che non deve superare i 6.695,91 €), sia quello del coniuge. Per usufruire della pensione minima in modo totale, entrambi i redditi non devono superare complessivamente i 20.087,73 € annui. Si ha diritto, invece, alla sola integrazione parziale, nel caso in cui il reddito di entrambi non superi i 26.783,64 € e il reddito del richiedente non vada oltre i 13.391,82 € annuali. Nel caso in cui, entrambi i coniugi superino la cifra indicata o il pensionato giovi di un reddito annuale superiore a quanto stabilito, non si ha alcun diritto a usufruire della pensione minima.

La pensione minima è una misura messa in atto per aiutare i pensionati, che si trovano spesso a rischio povertà, restituendogli il diritto a una vita dignitosa, mediante l’erogazione di una somma, erogata tramite il trattamento minimo. Per richiedere la pensione minima, è necessario però compilare l’apposita domanda, in quanto l’Inps non procede alla valutazione in modo automatico.

I calcoli per valutare l’idoneità o meno al trattamento minimo, seguono precisi criteri e prendono in considerazione il reddito annuale sia del richiedente, sia del coniuge, nel caso in cui sia sposato. Per essere idonei alla pensione minima, non bisogna superare delle precise soglie di reddito.

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