Conosci davvero i materiali impiegati per costruire gli smartphone e il resto delle schede, parte dei dispositivi elettronici? Il dispositivo mobile più utilizzato al mondo vanta in realtà un lato della medaglia scomodo, fonte di guerre e problematiche per i paesi produttori. Per giungere alla produzione di tutti i cicli di lavorazione degli smartphone vengono consumate violenze e guerre spesso ignorate al momento dell’acquisto tramite negozi commerciali o digital store.


Sapevi che per realizzare un semplice smartphone occorrono diversi minerali preziosi? Per sensibilizzare la popolazione mondiale è stato pubblicato uno studio fonte delle ricerche dei ricercatori dell’Università di Plymouth. Lo studio si è avvalso di una maggiore sensibilizzazione volta al corretto riciclo e riutilizzo dei materiali. Andiamo a scoprire insieme tutto quello che non conosciamo sugli smartphone all’interno dei prossimi paragrafi.

Materiali presenti in un dispositivo mobile

Quali materiali contiene uno smartphone immesso sul commercio mondiale degli esercizi commerciali fisici e digital store? Molti di noi si limitano a confermare l’acquisto senza porsi ulteriori domande, ma c’è qualcosa che bisogna inderogabilmente conoscere a riguardo. I ricercatori dell’Università di Plymouth hanno preso in esame uno smartphone di fascia alta per analizzarne il contenuto interno.

Che cosa hanno scovato all’interno delle componenti di realizzazione? Lo studio ha portato alla scoperta di 33 grammi di ferro, 7 grammi di cromo, 13 grammi di silicio, 90 mg di argento, 160 mg di neodimio, 900 mg di tungsteno, 70 mg di cobalto, 70 mg di molibdeno, 36 mg di oro, 30 mg di praseodimio. Tutti questi minerali, compresi alcune versioni di categoria inferiore a quelle citate, concorrono complessivamente ai circa 175 grammi di smartphone soliti tenere in tasca e spesso in mano.

In totale troviamo 55 grammi di minerali che devono essere estratti dal suolo terrestre, lavorati industrialmente attraverso processi chimici complicati in aree di impianto dislocate sui territori di riferimento. La lavorazione dei minerali, come il prezioso oro, comporta l’impiego di sostanze tossiche senza protezioni e sistemi di smaltimento adeguati nelle zone più povere di lavorazione.

All’interno del processo di lavorazione dell’oro si trovano anche altre sostanze pericolose, fonte di guerre e rischi concreti per la salute dei lavoratori sfruttati nelle zone di riferimento. A tal proposito, dal 2021, l’Unione Europea ha preventivato un regolamento sui minerali di derivazione in aree di conflitto, al fine di sensibilizzare acquirenti e commercianti alla composizione dei dispositivi mobile.

Il regolamento rischia tuttavia di non rendersi sufficiente senza un piano di intervento concreto volto ad impedire ulteriori guerre e violenze nei paesi più poveri e sfruttati.

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