In campo medico continuano a susseguirsi ricerche e nuovi parametri di valutazione, concentrandosi questa volta anche su diversi aspetti dell’anestesia generale. Come funziona esattamente una delle pratiche mediche più eseguite da circa 170 anni dalla sua scoperta? La risposta non appare per niente scontata stando alle ultime ricerche svolte.

I farmaci anestetici vengono utilizzati in sede di intervento per poter addormentare il paziente, evitando un risveglio accidentale sotto ai ferri. Se in passato si rapportava l’anestesia generale all’inibizione delle attività celebrali, odiernamente il concetto appare decisamente più controverso. Andiamo a scoprire insieme che cosa hanno evidenziato le ultime ricerche legate all’effettiva reazione tra cervello e farmaci anestetici.

Le nuove scoperte

Gli ultimi studi si sono concentrati sui reali effetti dati dall’anestesia generale e dal mix di farmaci in grado di indurre il paziente in una fase di sonno controllata. La scoperta dell’anestesia generale rappresenta uno dei passi avanti più importanti nella storia della medicina, mentre a dare una risposta ai quesiti legati al meccanismo di azione dei farmaci anestetici sul cervello è stato uno studio pubblicato di recente su Neuron.

L’anestesia generale si insinua all’interno del circuito neurale a regolazione del sonno profondo attivando un piccolo gruppo di neuroni. Quest’ultimi semplificano il rilascio di alcuni ormoni regolatori dell’umore e delle funzionalità corporee, pur mantenendo il soggetto in una fase di sonno indotto. Per la prima volta gli scienziati si sono concentrati sulla capacità di attivare un gruppo di ormoni specifico, contrariamente a quanto creduto in passato associando l’anestesia generale alla disattivazione di tali funzionalità.

Per arrivare ai risultati di oggi i ricercatori si sono concentrati sull’analisi dei marcatori molecolari per comprendere l’attivazione degli specifici neuroni. Per farlo si sono serviti di test di laboratorio sui topi addormentati, sotto l’effetto di farmaci anestetici. L’attività neurale dei topi si è concentrata sul nucleo sopraottico, un’area che produce sostanze simili agli ormoni presente nell’ipotalamo. Le cellule stimolate in risposta all’anestesia generale nei topi hanno delineato un collegamento tra il sistema nervoso e il sistema endocrino.

Attivando chimicamente le cellule dei topi gli esperti hanno verificato una caduta all’interno del sonno profondo, mentre alla disattivazione dei neuroni gli animali hanno mostrato ampi segni di inquietudine e insonnia. Lo stesso concetto è stato applicato ai roditori sotto anestesia generale, verificando uno stato di sonno profondo a maggior durata sotto la ‘disattivazione’ delle cellule.

Allo stesso modo la fase del risveglio dall’anestesia nei topi si è presentata del tutto semplificata e rilassata, escludendo la maggior parte dei tipici effetti collaterali. Grazie alle odierne scoperte gli scienziati potranno mettere a punto nuovi farmaci anestetici escludendo la maggior parte degli effetti indesiderati al momento del risveglio del paziente.

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