I puristi del vinile con ogni probabilità inorridiranno davanti ad un articolo di questo tipo, ma iniziamo col dire che qui le opinioni c’entrano poco e che ci stiamo limitando alla cronaca pura e semplice. La musica, come tutte le arti, non può non fare i conti con il tempo che passa ed è inevitabile che modalità che un tempo sembravano scontate oggi vengano messe in discussione o, in certi casi, addirittura superate.

È il caso dei cosiddetti “supporti classici”, ovvero dei già citati vinili, delle musicassette e dei compact disc: fino a qualche anno fa sembravano l’unico modo plausibile per godere della musica in maniera corretta e non a caso milioni di ascoltatori versavano fior di quattrini nelle tasche di negozianti distribuiti in tutto il mondo. Oggi, inutile girarci attorno, le cose vanno in maniera molto diversa: la passione per l’oggetto fisico è in calo e sta venendo messa in crisi addirittura l’idea di “disco”, inteso come voglia di ascoltare 10/15 canzoni di fila dello stesso artista all’interno di un progetto coerente. Nell’articolo di oggi proveremo a dare un’occhiata da vicino a queste nuove tendenza ed iniziamo col dire che bastano pochi slogan per raccontare questo 2018 in musica: è boom dello streaming, è boom delle playlist, è crisi nera per download ed acquisto tradizionale.

Mercato in crescita, digitale in ascesa

I dati che riporteremo sono estrapolati dal Global Music Report 2018: uno studio rilasciato dalla IFPI (acronimo che sta per Federazione Internazionale Industria Discografica) che annualmente analizza i dati dell’industria musicale. Ebbene il 2017 è stato un anno di buone notizie, visto che il mercato della musica è cresciuto di circa l’8%. Un dato ovviamente positivo che va di pari passo con una vera e propria esplosione del mercato digitale: quest’ultimo infatti rappresenta più della metà del fatturato globale (secondo dati IFPI parliamo del 54%). Da questo punto di vista va detto che l’Europa cresce ad un ritmo più lento sia rispetto al resto del mondo che rispetto al suo storico (+4,3% nel 2017 contro il +9,1% del 2017), ma anche in questo caso possiamo comunque parlare di digitale in forte aumento, visto che è comunque salito del 17,5% in assoluto e, soprattutto, visto che rappresenta comunque il 43% del mercato globale.

Stiamo parlando di un risultato straordinario, forse addirittura storico. Un risultato certamente non casuale, ma che anzi è il frutto di investimenti pesanti/costanti delle più importanti case discografiche, sia in termini di diritti da corrispondere agli artisti, sia in termini di aggiornamento tecnologico. Un lavoro pluriennale dunque, che finalmente sembra iniziare a fruttare: a tal proposito basta dare un’occhiata alle cifre raccolte da www.recovery-data.it per osservare come nel 2017 circa 176 milioni di utenti abbiano scelto di pagare per un servizio di streaming in stile Spotify; un numero salito del 45,5% rispetto all’anno scorso.

Boom dello streaming e crollo dei download

Come già anticipato al boom dello streaming corrisponde, purtroppo, una vera e propria crisi di altre modalità di ascolto ed acquisto musicale. Stiamo parlando sia delle vendite di supporti fisici (calate secondo IFPI del 5,4%) che, soprattutto del download: in questo caso è lecito parlare di crollo, visto che il 2017 ha fatto registrare un impressionante -20,5%. Detto ciò una lettura più attenta dei dati di cui sopra lascia per lo meno immaginare che questi ascoltatori non siano spariti, ma che, più semplicemente, abbiano scelto di investire il proprio denaro altrove. Che abbiano optato comunque per la musica virtuale, ma che preferiscano la libertà dello streaming al “vecchio” brano in mp3 da scaricare sul proprio pc/ipod/smartphone.

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