I prezzi del greggio negli USA sono calati, ma gli analisti ritengono che la diminuzione non verrà mantenuta ancora a lungo. “Penso sia un movimento temporaneo, penso che il quadro fondamentale sia ancora molto forte. Il mercato si sta un po’ disgregando in questo momento sulla base degli attuali sentimenti di rischio” – ha precisato Tamar Essner, del Nasdaq Corporate Solutions.

In particolare, Essner ha dichiarato che l’avversione al rischio del mercato è stata alimentata dalle preoccupazioni relative alle incombenti guerre commerciali dell’amministrazione Trump e dalle domande sull’integrità dell’Unione europea, che hanno rafforzato il dollaro USA. Un biglietto verde più forte fa sì che le materie prime vendute nella valuta verde siano più costose per i possessori di altre valute.

Ad ogni modo, i prezzi del petrolio si stavano già abbassando sulle recenti relazioni secondo cui l’OPEC, la Russia e molti altri Paesi produttori potrebbero presto iniziare a modificare il proprio approccio. Un approccio che ha avuto l’indubbio beneficio di drenare un eccesso di petrolio a livello globale, e ha contribuito a ribilanciare il mercato. Tuttavia, è anche un approccio ora sotto esame a causa del crollo della produzione venezuelana e delle rinnovate sanzioni statunitensi contro l’Iran, il terzo produttore dell’OPEC.

Cosa accadrà dunque? A domandarselo sono tutti i trader che investono quotidianamente sulle commodity con Avatrade e altri broker di principale riferimento, e che ora guardano con fiducia a un possibile incremento dei valori di greggio.

In particolare, gli analisti ritengono che le trivelle americane non saranno in grado di rispettare i livelli di domanda stimati, e che dunque i prezzi del petrolio prima si assisteranno intorno ai 70 dollari al barile, e poi possano riprendere quota, gradualmente.

Dal canto suo, l’OPEC interverrebbe probabilmente solo nel caso in cui i prezzi del petrolio dovessero scendere sotto i 70 dollari al barile. Di contro, un valore di 80 dollari a barile potrebbe essere considerato come troppo alto. Di qui, l’ovvia considerazione di quanto possa essere delicato il ruolo dell’OPEC, che sta cercando di coordinare la propria strategia in vista della riunione del prossimo 22 giugno.

Ad ogni modo, è anche errato guardare al meeting del 22 giugno con troppa preoccupazione. Gli stessi analisti ritengono infatti che il mercato “fisico” – dove i barili vengono acquistati e venduti per soddisfare la domanda effettiva – sono abbastanza ben bilanciati, e che proprio per questo motivo l’OPEC abbia poca urgenza a cambiare la sua politica fino a quando non comprenderà in maniera attendibile fino a che punto la produzione venezuelana è destinata a diminuire e in che misura le sanzioni statunitensi porteranno i barili iraniani fuori dal mercato.

C’è insomma una capacità inutilizzata, e l’OPEC può, se necessario, incrementare i livelli di produzione – se sarà richiesto – contribuendo a evitare impennate dei prezzi del greggio. In altri termini, il mercato del greggio non dovrebbe perdere la condizione di equilibrio, e un valore del barile intorno a 70 dollari sembra essere lo scenario più accreditato per il prossimo futuro.

Articoli correlati: